Boom giradischi: la qualità del suono non c’entra | L’indagine di Picenosera

L’audio analogico è in pieno boom. Tutti corrono a rimettere in sesto i vecchi giradischi. Chi è troppo giovane per averne avuto uno, corre a comprarlo. Perché sta succedendo? Abbiamo provato a scoprirlo.

I più vintage tra noi ricordano ancora quando il CD cominciò a prendere piede alla fine degli anni ’80. Una nuova era sembrava aprirsi. Musica nella sua purezza, finalmente un supporto che non si impolverava, non scricchiolava, non aveva rumore di fondo.

Fonovaligia anni 70
Il vinile è tornato di moda, ma perchè? | Web Source

Sembrava l’eldorado della qualità del suono. Un supporto pratico, robusto e stabile. Ma non è stata vera gloria. Pochi hanno davvero amato il cd, chi per il suo formato, chi perché le riedizioni dei nostri dischi in CD erano state spesso “prosciugate” nel remastering e suonavano peggio dei vecchi LP. La rivoluzione della “musica liquida”, in formato digitale ha aperto nuove porte. Ma anche accentuato la nostalgia per un supporto fisico, che potessimo toccare, amare, conservare.

Il ritorno del vinile, gli inizi

A dire il vero è sempre esistita una percentuale di appassionati che non ha mai voluto cedere alla musica in digitale. Le vere ragioni erano forse affettive, ma le motivazioni che venivano espresse e che giustificavano la rinuncia alla praticità del dischetto argentato, venivano spiegate con grande razionalità.

Si diceva che l’LP era “più caldo”, che la spazialità dell’incisione stereo era migliore. Erano tutte motivazione prese dall’eterno dibattito sulla superiorità dell’amplificazione valvolare, nella quale una indubbiamente maggiore imperfezione tecnica viene compensata in ascolto da un rendimento più “naturale” e appunto, “caldo”. Per goderne erano necessari impianti costosissimi, che non sono mai scomparsi del tutto. Giradischi da sogno, impagabili dalle tasche dei comuni mortali, ma anche un ristretto nucleo di vecchie glorie della musica di qualità, che non aveva nessuna intenzione di mollare.

Il vinile torna a dominare

Molte case discografiche non hanno mai dismesso del tutto il formato in LP. Trovarli era un po’ più difficile, costava, ma gli appassionati del suono continuavano a comprarli. E si sa che sul mercato, e specialmente in quello della musica, una piccola legione compatta e dai consumi elevati è impossibile da ignorare. Ma ad un certo punto, con grande sorpresa di tutti, si è cominciato a vedere che le vendite di LP non solo non calavano ma cominciavano ad aumentare finché con sorpresa di tutti, nel 2021 le vendite di LP hanno superato quelle dei CD.

Ma la qualità della musica non c’entra

Le anime belle della musica continuano a pensare che il ritorno del vinile sia dovuto alle limitazioni del formato CD, un po’ troppo “chirurgico”, e alla mancanza di qualità delle compressioni normalmente disponibili in streaming. Non si può ascoltare musica così male, si dice, e per questo si torna all’LP.

Fonovaligia su amazon
Uno dei campioni di vendita su Amazon | Foto Amazon

Dando un’occhiata ai modelli più venduti, questa illusione romantica crolla rapidamente. Abbiamo fatto un giro di tutti i negozi online più diffusi, a cominciare ovviamente da Amazon. E abbiamo scoperto un fatto agghiacciante: tutti i modelli più venduti, sono parenti e riedizioni delle vecchie fonovaligie di infausta memoria audiofila. Sì, quelle scatole che si compravano insieme all’abbonamento a qualche rivista, che si potevano trasportare qua e la, e che avevano il compito di suonare in qualche modo, più o meno deprecabile, la musica nel suo unico formato disponibile, il vinile.

Il primo giradischi che si potrebbe definire “di qualità”, un rispettabile Audio-Technica, arriva al settimo posto per numero di recensioni, ed è seguito da un altra interminabile file di fonovaligie.

La nostalgia di un mondo senza qualità

Ci sono molti motivi per ascoltare musica in LP, io ne stesso ne posseggo una collezione mostruosa e la ascolto su un buon giradischi, senza pretese esoteriche. Ma quello che guida oggi il boom del vinile è quella moda curiosa che spinge a rimpiangere i viaggi in utilitaria, senza aria condizionata. Code mostruose, un caldo bestiale, esasperazione, sicurezza inesistente, incidenti mortali. Un mondo senza qualità ma apparentemente “più umano”, almeno nella fantasia. Più comprensibile. Inutile dire che non lo era. Ma la paura del futuro è capace di farci voltare all’indietro e rimpiangere un passato che non c’era, e dove c’era non aveva nulla di meglio del presente (no, la fonovaligia del Reader’s Digest non era migliore di un mp3, nemmeno dei più scrausi). Un passato in cui eravamo bambini, o molto spesso non eravamo ancora nati.

A volte tutto ciò può essere un divertente tuffo nel trash. A volte, per sorridere e senza crederci troppo.