“Vacanze” gratis in Puglia | Tutto è cominciato con una foto

Le vacanze di un turista milanese non potevano essere più sorprendenti. Hanno finito per essere anche estremamente economiche. Tutta colpa, o merito. di una foto su Booking.

Bellissima Vieste
Vieste, la perla del Gargano | Web Source

Aveva deciso per una vacanza di wellness e di relax in Puglia, a Vieste, la perla del Gargano. Dal suo ufficio milanese aveva scelto la “location” giusta, la “situation” più adatta ad una breve pausa in una vita dedicata a fatturare, fatturare, fatturare. Una bella piscina azzurra, una palestra bene attrezzata, la spa per riprendersi dalle fatiche del relax. E intorno, le meraviglie naturali di Vieste e della sua costa. Detto, fatto, cliccato, approvato.

La fregatura corre sul booking online

F.G.L.M. (il nome oltre la sigla deve avere una sua importanza) ha dovuto scoprire che non sempre l’oro che luccica online e proprio oro. L’albergo da lui prescelto aveva infatti, come si suol dire “taroccato” le foto della sua scheda di presentazione. Le foto sono sicuramente bellissime, ma sono foto di repertorio, recuperate online e completamente diverse dalla situazione reale. La magnifica palestra da Grand’Hotel che occhieggia dalle pagine internet non è in realtà che una misera tinozza. La palestra fotografata online è bellissima, degna di un appassionato di fitness molto esigente. Per il proprietario dell’albergo dovrebbe forse servire a rappresentare il concetto di palestra. Peccato che la realtà sia assolutamente lontana dalla rappresentazione. Un solo attrezzo al coperto, un tapis roulant buttato all’aperto sotto il sole.

Grotte Vieste
Le Grotte sfondate vicino a Vieste, una delle principali attrazioni turistiche | Web Source

Il turista deluso, e piuttosto incavolato, comunica la sua decisione: “voglio i soldi indietro, me ne vado”. L’albergo si mostra disponibile a lasciarlo libero, ma non a restituirgli i soldi. Sarà rimborsato solo nel caso che qualche altro “pollo” decida di prenotare la sua camera, reimmessa su Booking. Un’idea di rimborso piuttosto curiosa, che vale solo se viene fregato qualcun altro. Il sito, interrogato, prende in mano la faccenda e medita una soluzione. Sarà la classica toppa peggiore del buco.

Tutto è bene quel che finisce bene

Il turista se ne va, respinge l’offerta di Booking, che vuole rimborsagli 100 euro (su 2.250 spesi). Decide di sporgere denuncia e oggi, dopo oltre tre anni dai fatti (la vicenda è del 2018) il giudice di pace di Milano ha deciso di dargli ragione e ha ordinato alla struttura di rimborsare tutti i 2250 euro, oltre a pagare le spese processuali. È stata una vacanza per modo di dire. Ma perlomeno è stata gratis.